La città che galleggia

Venezia 2

Come spesso accade nella storia di tanti centri urbani, anche per Venezia, è piuttosto difficile stabilire quando e grazie a chi si sono visti i primi insediamenti nella laguna. Quello che è sicuro è che la città cominciò a divenire tale a seguito delle invasioni longobarde che spingevano la gente verso la laguna fra il Sesto e Settimo secolo dopo Cristo e divenne presto provincia bizantina. Ben presto si fece realtà autonoma e poi addirittura Repubblica. Come tante realtà comunali europee intorno all’anno mille cominciò le sue fortune grazie allo sviluppo dei mercati che nel caso di Venezia voleva dire anche e soprattutto oriente. Questo la rese forte ed incominciò la lunga serie di conquiste territoriali medioevali e rinascimentali tali da far annichilire il miglior giocatore di Risiko. Pensate che nell’arco della sua storia come Stato autonomo la Serenissima ha conquistato ovviamente tutto l’attuale Veneto ma anche il Friuli escluso Trieste, l’Istria, parte della Dalmazia, della Romagna, Bergamo e Brescia e, questo proprio non l’avrei mai detto, perfino colonie lontane come Cipro! Il tutto con la concorrenza delle altre Repubbliche marinare che si fece più forte con la scoperta dell’America e che diminuì il peso dei commerci veneziani e della città stessa. Iniziò così piano piano la crisi che, dopo lo splendore dell’era barocca, culminò con la spallata di Napoleone nel 1797 la quale sancì la fine della Repubblica veneziana. Dopo il Congresso di Vienna del 1815, Venezia ed i suoi territori passarono al’Austria. Nel 1848 una ribellione la rese di nuovo autonoma ma per breve tempo tornando dopo pochi mesi sotto il dominio austriaco  che rimase fino al’entrata nel Regno d’Italia nel 1866. Con l’inclusione in Stati nazione che non fossero il suo Venezia ha iniziato il suo lento declino non più solo politico. Al di là di un certo sviluppo industriale nell’entroterra, la vivacità culturale, la sua importanza è decisamente diminuita.

Dispiace dirlo, ma dimostrazione di questo è la cronaca di questi ultimi giorni. Dopo 53 anni dall’ultimo grave episodio di alta marea la città non è riuscita a dotarsi di un sistema che proteggesse la sua laguna dal mare ed è stata di nuovo letteralmente inondata. Questo nonostante che milioni di turisti (nel 2018 si parla di 30 milioni) la visitano ogni anno portando in dote un bel mucchio di soldi. Il problema che di questi soldi la città ne vede pochi. Il sistema centralizzato fiscale italiano ottocentesco succhia tutto o la gran parte, e devi sperare che qualcosa torni indietro o che certe opere di protezione le faccia direttamente lo Stato italiano. Il risultato però, come sovente succede e’ alquanto scarso. Nel 2003 il  Governo centrale inizia un’opera detta Mose ovvero un sistema di paratie che doveva chiudere e separare la laguna dal mare. Dopo 16 anni  l’opera non è finita, non funziona ma è già costata più di 6 miliardi (!) di euro e si nutre molti dubbi sulla sua reale efficacia…La domanda retorica è: possibile che la Comunità di Venezia, bella e ricca, non abbia i fondi per proteggersi da eventi climatici che stanno diventando sempre più gravi? Sì! Vi sembra giusto? No! Lo Stato nazione italiano ha fallito, questa è l’ennesima prova, urge una riforma fiscale e politica in favore delle sue Comunità come da anni si reclama dalle pagine di questo blog. Qui si parla di danni alle persone, alle loro proprietà, al patrimonio artistico. Non si parla di cose importanti ma meno tangibili come miglioramento di performance futuro della cosa pubblica, maggiori libertà alle autonomie locali. Dopo il crollo del Ponte Morandi, siamo di nuovo di fronte ad una prova storicamente sancita del disastroso sistema italiano.

Joseph Gary

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