Commento ad una canzone

Città CIF

Ha perso la città

(Niccolò Fabi)

“Hanno vinto le corsie preferenziali hanno vinto le metropolitane hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio alle uscite autostradali hanno vinto i parcheggi in doppia fila quelli multi-piano, vicino agli aeroporti le tangenziali alle 8 di mattina e i centri commerciali nel fine settimana hanno vinto le corporazioni infiltrate nei consigli comunali i loschi affari dei palazzinari gli alveari umani e le case popolari e i bed & breakfast affittati agli studenti americani hanno vinto i superattici a 3.000 euro al mese le puttane lungo i viali, sulle strade consolari hanno vinto i pendolari ma ha perso la città, ha perso un sogno abbiamo perso il fiato per parlarci ha perso la città, ha perso la comunità abbiamo perso la voglia di aiutarci.

Hanno vinto le catene dei negozi le insegne luminose sui tetti dei palazzi le luci lampeggianti dei semafori di notte i bar che aprono alle 7 hanno vinto i ristoranti giapponesi che poi sono cinesi anche se il cibo è giapponese i locali modaioli, frequentati solamente, da bellezze tutte uguali le montagne d’immondizia, gli orizzonti verticali le giornate a targhe alterne e le polveri sottili hanno vinto le filiali delle banche, hanno perso i calzolai e ha perso la città, ha perso un sogno abbiamo perso il fiato per parlarci ha perso la città, ha perso la comunità abbiamo perso la voglia di aiutarci”.

Commento.

Niccolò Fabi in questa canzone esprime alcuni concetti riguardanti l’attualità delle città quasi a cercare di delinearne il quadro sociale.

Quando il cantante ci parla di corsie preferenziali, metropolitane, targhe alterne, rotonde e ponti a quadrifoglio sembra riferirsi al tentativo sempre più evidente dei politici di gestire il modo di spostamento delle persone all’interno delle città cercando di trovare soluzioni al traffico che però condizionano molto forse troppo le nostre scelte. Se prima per andare da un punto all’altro si poteva decidere con che mezzo andare o per quale strada optare, adesso ti senti come di non avere scelte e, se non utilizzi il mezzo pubblico, le vie da percorrere sono univoche: i sensi unici, le corsie pereferenziali, le zone a traffico limitato sono aumentate a dismisura. Hai come un senso di obbligo, non il massimo della libertà di spostarsi.

Niccolò Fabi poi nota il cambiamento della tipologia delle attività commerciali nelle città: ci descrive la presenza dei centri commerciali, di case che da abitazioni passano a bad and break-fast, ristoranti giapponesi/cinesi, locali modaioli ed i calzolai che invece non ci sono più. Questo ha portato forse ad un po’ di risparmio per le famiglie ma quest’ultime non si incontrano più per parlare al negozio vicino a casa o dal calzolaio che ha inevitabilmente chiuso od è fallito. Fioriscono questi ristoranti etnici solo in alcuni casi di livello e che, comunque vada, fanno perdere la tipicità di un posto. Le case non vengono più vendute o date in affitto alle famiglie ma sovente sono diventate solo uno strumento per far soldi facilmente, incentivando il fenomeno del pendoralismo.

Infine, in altre parti della canzone, il cantante ci parla di degrado: di palazzi alveari, montagne di immondizia, palazzinari, infiltrazioni di corporazioni nei consigli comunali. Un degrado morale sempre ai limiti od oltre i limiti della legalità che ha anch’esso i suoi effetti nella metamorfosi visiva e sociale della comunità.

Negli ultimi versi delle due strofe Fabi sintetizza quanto detto ed arriva alle conclusioni, al risultato di quanto descritto in precedenza: si è smarrito il senso di comunità, non si parla più, non ci si aiuta più fra vicini, ha perso la città.

 

Ecco il mio personale commento a questa canzone uscita non da molto. In fondo una canzone è pur sempre una forma di poesia. Per una volta un argomento trattato prima sulla nostra pagina face book (https://www.facebook.com/ComunitaInFermento/) che sul nostro blog. Una canzone di denuncia, una canzone reale di quelle il cui testo vuol lanciare dei messaggi veri. Difficile non essere d’accordo con il cantautore, basti pensare a come erano i quartieri fino ai primi anni ’80 e come sono adesso. Prima tutti ci si conosceva ci si dava una mano, i figli degli altri erano come i nostri; adesso siamo dei perfetti sconosciuti, neanche ci si saluta più quando ci si incontra….

Questo blog è nato proprio per cercare di recuperare il senso di comunità che comunque siamo convinti covi ancora sotto la cenere che si vede, c’è, sparsa dalla classe politica figlia di una società consumistica ed egoista, ma bisogna lavorare per ridargli slancio e fare riuscire le persone dal guscio in cui sono entrate. Per ottenere questo risultato Comunità In Fermento punta ad una cambio istituzionale, sociale e morale da raggiungersi seguendo quanto scritto nei diversi articoli del blog.

Un cordiale saluto a tutte/i.

Joseph Gary

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