Il nuovo Senato secondo… Inautomobile.it

Il Senato

“Finalmente ecco fresco fresco di fabbrica il nuovo modello di Senato. Lo abbiamo messo al vaglio del giudizio dei nostri esperti che, come sempre sul nostro sito,  hanno di seguito elencato cosa va e non va della nuova creatura della società Renzi & Co. Non dobbiamo dimenticare che il giudizio definitivo lo darà la gente ad Ottobre quando è prevista l’uscita nel mercato.

Cosa Va:

1)   La composizione su base geografica è sicuramente un cambiamento positivo, da rappresentanza agli enti locali nelle istituzioni centrali.

2)   Bene il superamento del bicameralismo perfetto perché va a snellire un iter legislativo troppo lungo e farraginoso anche se forse garantiva leggi più “pacate”, più a freddo, non fatte sulla pressione di questo o quell’avvenimento.

3)   Piace la riduzione del numero dei senatori ed il fatto che non avranno altro compenso se non quello che già hanno come sindaci o consiglieri regionali. Non perderanno più di tanto il contatto con l’elettorato anche se non eletti direttamente come prima.

Cosa Non Va:

1)   Era preferibile una camera composta da sindaci capoluogo delle vecchie province e dai Presidenti di Regione. Nella nostra visione di riforma istituzionale che punta anche ad un cambiamento anche delle istituzioni europee, preferiremmo che il peso delle regioni si sentisse più a livello europeo con una seconda camera ad esse dedicate, mentre quello degli Enti Locali più a livello nazionale.

2)   Le regioni acquisiscono più peso all’interno dello Stato centrale ma perdono alcune materie che tornano al governo nazionale. Ottengono più rappresentanza ma perdono forza, autonomia e questo a chi come noi chiede di “svalutare” lo Stato nazione non può piacere.

3)   La riforma dell’assetto costituzionale dello Stato è intervenuta non solo sul Senato. Ha ad esempio eliminato il sostanzialmente inutile e dispendioso CNEL (Consiglio Nazionale Economia e del Lavoro). Mi domando quanti di voi (io me lo sono dovuto studiare) sapevano della sua esistenza ed è curioso il fatto che anche il più scettico della riforma renziana non la critica certo per questo. Va però a limitare l’istituto referendario e non prende atto minimamente quanto la tecnologia oggi potrebbe aiutare la democrazia diretta altro cavallo di battaglia di C.I.F..

In sostanza questo nuovo modello di Senato vi potrà piacere o meno ma ci domandiamo se davvero è un qualcosa di nuovo od è solo un restyling di qualcosa già visto”.

Mi sono divertito in questo “post” a valutare la riforma del Senato di Renzi (proposta in verità da un D.d.l. della bella e discussa ministra Boschi) così come avrebbe fatto una normale rivista di automobili on line che elenca i “più” ed i “meno” di un nuovo modello di un’autovettura. Vi confesso che quando ho iniziato a scrivere il pezzo non avevo un’idea molto chiara se valutare positivamente o negativamente quanto propostoci dall’attuale governo. Ma come potete notare i 3 punti negativi sono più lunghi ed analitici di quelli positivi. E’ come se scrivendo abbia cercato di immaginare il funzionamento di questa nuova auto ;-). L’idea di cambiare c’è abbastanza ma l’impressione è che si sia perso un’occasione per andare verso una vera e più sostanziale riforma e sicuramente, per quanto ci riguarda, più in linea con i valori di C.I.F.. Infondo è una riforma voluta dal P.D.: quindi travagliata (non accettata da tutti i componenti del partito), non chiara e forse non libera da un certo sottobosco di interessi che coscientemente o meno sembrano legare anche il premier. Si potrebbe pensare intanto di accettare questo ritocco e poi successivamente spingere per un miglioramento sperando che per ora il Senato che doveva essere chiamato Senato Delle Autonomie lo sia davvero, che non abbia un ruolo troppo limitato e che alla prova dei fatti sappia avere una voce abbastanza forte. Sì perché a volte quello che è previsto sulla carta nella pratica diventa diverso. Penso però così si rischi di entrare in un vortice senza fine alla ricerca continua di nuovi correttivi e magari qualcuno di questi foriero di qualche pasticcio, rabbercio: meglio forse bloccare tutto e costruire un modello diverso subito.

Adesso starà agli elettori decidere e vediamo quello che succede. Adesso tocca a voi cari lettori valutare al referendum, intanto Comunità In Fermento vi ha dato la sua, seppur modesta, valutazione.

Un caro saluto e buon 25 Aprile a tutte/i.

Joseph Gary

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