I wanna be a Cavalier!

Cav

Quando ormai tre anni fa fu deciso di far nascere questo blog si toccarono vari argomenti. Uno fra i tanti fu se inserire o meno come figura di riferimento del blog quella degli antichi cavalieri medioevali. Io ero in favore, Eric meno, in quanto li vedeva come soggetti legati alla religione o possibile elemento di confusione con una delle tante definizioni di Berlusconi. Il blog doveva essere ed è laico e non ha nulla a che fare con l’ex Presidente del Consiglio. Per il sottoscritto gli antichi cavalieri non mettevano la religione come valore centrale della loro esistenza mentre la possibile confusione con l’attualità politica era al quanto improbabile. Una certa dose di sacralità faceva parte dell’investitura ma la vita di queste antiche figure non era centrata solo sulla cristianità ma sull’arte della guerra e su valori imprescindibili fra i quali poteva esserci anche il credo. I Templari esistevano ma erano una cosa particolare. Inoltre esistevano cavalieri crociati come saraceni…. Chi ancora chiama Berlusconi cavaliere lo fa più per abitudine o si riferisce ad un titolo formale dato alla Repubblica Italiana per meriti che poco hanno da spartire con l’antica cavalleria. Le persone che abitualmente scrivono lo chiamano così perchè spesso affamati di aggettivi o definizioni da usare come sinonimi. Comunque, mediando fra i due pareri all’interno del blog e soprattutto per non far perdere mai di vista il motivo centrale di questo sito, si è deciso di citare sicuramente i “mitici” cavalieri di un tempo come esempio ma non porli come protagonisti di C.I.F..

Detto questo ci sembra giusto sfruttare il nostro appuntamento mensile per dedicare a queste antiche figure due righe visto che molte persone sono ancora oggi attratte dalle loro gesta che hanno influenzato non poco la letteratura italiana e la sua storia.

In sintesi, gli antichi cavalieri traggono le loro origini durante l’alto medioevo quando si erigevano come difensori del proprio Signori e delle loro proprietà. La storia si divide in due correnti di pensiero: c’è chi li vede nobili anch’essi, c’è chi asserisce che invece potevano essere anche dei popolani, da qui uno dei termini inglesi che li definiscono: “knight” (io preferisco “cavalier”) che deriva da “cnith” ovvero servitore. Dovevano svolgere il proprio compito secondo un codice comportamentale preciso, sempre a difesa degli umili, dei deboli, delle donne in generale ma sempre devoti ad una sola Lei. Professavano le virtù quali la verità, l’onore, la lealtà, la fedeltà, la clemenza, il coraggio. I loro nemici erano i malvagi e gli oppressori. Permettetemi un inciso: Quando penso a queste parole e poi a molti politici ed alla nostra società mi viene da ridere ma ci sarebbe da piangere. E’ chiaro che in battaglia erano duri e non scherzavano, se non ti rispettavano, tu ed i tuoi averi erano il loro bottino. Come detto la loro figura influenzò non poco la letteratura medioevale che li miticizzò. Militarmente furono molto importanti soprattutto nell’Alto Medioevo. La loro valenza all’interno di un campo di battaglia cominciò a diminuire nella seconda parte dello stesso periodo storico, quando, nelle battaglie fra i Comuni, cominciarono a soffrire le forti ed agguerrite fanterie, sempre meglio armate ed organizzate. L’avvento della polvere da sparo prima e della motorizzazione poi ha lasciato loro in campo militare un ruolo da parata.

Al di là della storia militare mi piace immaginare che essi esistano ancora. Sono quelle persone che decidano di seguire il loro codice di comportamento senza badare all’investitura formale di un tempo. Decidere di farlo oggi, in questa società individualista, superficiale e menefreghista è segno di grande rettitudine morale e di altrettanta forza. Naturalmente ogni Cavaliere moderno si batte e difende la propria Comunità…..scontato :-).

L’attualità di oggi e cioè la Grecia, l’Euro, le promesse di Renzi, le mosse dei suoi rivali interni ed esterni al suo partito, sta spiegata nei pezzi passati…Io non mi ripeto altrimenti mi e vi annoio. Vorrei però soffermarmi su un aspetto dell’assetto istituzionale italiano. Crolla un governo si torna alle elezioni, perde il sostegno una maggioranza all’interno di un consiglio comunale ed ecco che, invece di prevedere di andare avanti con un governo provvisorio, si cede la guida di un Comune al prefetto….E’ un po’ come se si in attesa di nuove elezioni la guida si uno Stato fosse data in mano al capo delle forze armate….Questo è il grado di democrazia in Italia che si deve ancora affinare parecchio e questo è il grado di considerazione che hanno gli enti locali che sono storicamente la sua linfa vitale.

Un saluto a tutte/i!

Joseph Gary

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