Uno sport diffuso: Il mobbing

lavori in corso

Per una volta ricevo e pubblico volentieri una parte di una lettera inviataci da un nostro lettore. L’argomento è una diffusa piega sociale che riguarda il mondo del lavoro e che è piuttosto sottovalutata nonostante le implicazioni psicologiche che può portare: il mobbing.

“Gli ultimi 2 anni all’interno della azienda per la quale ho lavorato sono stati allucinanti. A seguito del cambio di gestione i nuovi proprietari si sono messi in testa di mandare via, senza averne i presupposti legali per farlo, quanto più persone possibile. Le prime teste son cadute subito perché chi poteva se ne andava vista la totale confusione gestionale del nuovo management che tuttora sta portando a gravi conseguenze economiche. Poi si è iniziato, per certe posizioni, la politica degli incentivi ad andarsene per mezzo di una buonuscita, per altre, tra cui quella del sottoscritto, un mobbing sfrenato con la scusa che certi cambiamenti venivano fatti per salvare il posto di lavoro. Dopo anni in cui ci lavoravo mi han chiuso l’ufficio, mi han spostato di struttura, mi hanno demansionato, poi, per un periodo, mi hanno ceduto ad altra società per via di una cessione in appalto di ramo di azienda. Mi hanno fatto lavorare in sala mensa col mio personal computer od in magazzini fatiscenti, dato compiti da stagista ma tutto sempre “per salvarti il posto di lavoro”. Ho resistito fino a quando non li ho costretti a licenziarmi, perché da solo non me ne sarei mai andato ed alla fine ho ricevuto quel che mi spettava. E’ stato duro psicologicamente ma invito tutti a non mollare di fronte alla falsità strisciante di certe persone e a chi ruffianamente le incensa, perché alla fine i risultati si ottengono. La forza in questi casi corrisponde alla calma, perché se si crede che reagire malamente sia una soluzione, questa invece è solo la risposta che vogliono loro per dargli un appiglio per mandarti via per giusta causa”.

Non credo ci sia molto da aggiungere al contenuto di questa lettera, la persona che l’ha inviata mi ha chiesto l’anonimato ed noi abbiamo deciso di rispettarlo. Ancora una volta ribadiamo che un mondo più giusto non lo si costruisce solo con un nuovo assetto istituzionale ma anche adoperandosi per far modo che certi atteggiamenti (che spesso non vanno oltre le regole ma contro la sostanza delle medesime) non siano più tollerati. Ci fa inoltre piacere che questa nostra persona abbia saputo resistere, che abbia scelto noi per questo suo sfogo che noi pubblichiamo per denuncia ed esempio di comportamento da tenere se si subisce certi attacchi.

Ancora una canzone che in qualche maniera fa riferimento all’attaccamento alla propria città: questa volta tocca ai “Negroamaro” con “Sei Tu La Mia Città”. Fa piacere che anche l’arte spesso ponga l’accento sul legame che ogni persona ha con la propria comunità.

Un saluto a tutte/i

Joseph Gary

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