Germans do it much better!

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Dopo aver analizzato l’ordinamento tedesco evidenziando qualche importante differenza con quello italiano, passo a fare un confronto fra i sistemi fiscali dei due Paesi analizzando come si distribuiscono le risorse tra diversi livelli di governo.

Partendo dall’Italia e cercando di inquadrare come affluiscono imposte e tasse alle regioni e comuni (tralasciando volutamente le provincie non molto più di moda nel nostro ordinamento), non si può  non affermare che gli enti locali italiani anche sotto l’aspetto tributario siano stati storicamente schiacciati dalla visione centralistica delle istituzioni che ha caratterizzato sempre il nostro Paese. In altri termini regioni e comuni hanno vissuto a lungo di trasferimenti da parte dello Stato con una bassissima incidenza di tributi propri. Dal 1990 i legislatori italiani hanno cercato di modificare questa situazione fino ad arrivare in quegli anni ad entrate per regioni e comuni derivate per il 50% circa da tasse ed imposte proprie. Con la crisi economica  in cui siamo piombati dal 2008 e  con il tramonto dell’Ici sulla prima casa per i comuni, si è però registrata una nuova versione di tendenza con i trasferimenti del centro alla periferia di nuovo a prevalere decisamente. Solo con l’inizio del nuovo decennio si è provato di nuovo a riprendere la retta via intrapresa nell’ultimo decennio del secolo scorso, riavvicinandosi a percentuali più equilibrate. Del resto fra i vari principi della buona finanza pubblica in senso accertato ed oggettivo, al di là cioè di quello che pensiamo a livello politico, ce ne sono due che devono far riflettere: quello  che gli enti periferici devono avere veramente un loro spazio fiscale autonomo e quello che le tasse siano legate ad un obiettivo tangibile e visibile ai cittadini. Ecco che negli ultimi anni si è optato all’introduzione dell’Imu (oggi dopo la sua sostanziale abolizione, si parla di Trise), tesa a perseguire il primo principio ricordato, ma anche la tassa di soggiorno e la tassa di scopo pensate per soddisfare invece più  il secondo principio. Va però ricordato che avere delle entrate proprie non ha voluto ne vuol dire una reale autonomia impositiva che invece deve fare i conti con i paletti da sempre messi dallo Stato centrale e che inoltre gli enti locali restano sottoposti alla possibilità di vedere cambiamenti di rotta da parte dell’istituzioni centrali che tolgono certezza e possibilità di programmare a lungo termine. Inoltre, cominciando così a fare raffronti con il caso tedesco, si scopre che alla fine l’entrate degli enti locali non sono altro che un 15 % del totale contro il 29 % della Germania …..Quindi  a mio avviso siamo lontani da un buon risultato e ce ne sarebbe già abbastanza per giustificare il titolo di questo pezzo.

Ma andiamo oltre ed analizziamo come si finanziano invece gli enti locali in Germania e facciamolo con un’ ottica diversa invitandovi a leggere l’articolo precedente a questo per maggiore chiarezza. La Legge Fondamentale tedesca, equivalente della  Costituzione,  pone una prima regola ben chiara: I Lander e lo Stato centrale (il Bund) devono avere fondi necessari per svolgere i compiti prestabiliti ovvero il così detto principio di connessione. Sulla base di questo la Federazione può demandare ai Lander suoi compiti ma ne dovrà garantire il sostegno economico. Se invece prevede per gli Stati tedeschi nuovi compiti che comportano una spesa per questi  di almeno un quarto del totale, è necessaria allora l’approvazione del Bundesrat ovvero quello che in Italia definiremmo Senato federale. A seguito della riforma della Legge Fondamentale del 1969, le più importanti entrate fiscali sono diventate comuni e da ripartire fra i diversi livelli di governo e, più in generale, al di là di questo cambiamento, non c’è, ne’ per i Lander ne’ per i comuni una vera autonomia impositiva, due caratteristiche queste non dissimili dal caso italiano. E’ dal punto di vista amministrativo che c’è una radicale differenza a mio avviso: l’accertamento e la riscossione dei tributi spetta ai singoli Stati che gestiscono anche le tasse spettanti al governo centrali se necessita.

Entrando nello specifico il sistema della tassazione in Germania prevede in primis una ripartizione verticale delle tasse fra i diversi li velli di governo (salvo quelle non in comune), poi una suddivisione orizzontale fra i Lander di quanto raccolto ed infine un meccanismo di perequazione territoriale. La sorpresa arriva a livello comunale: i comuni in Germania intascano direttamente la Gewebesteuer che altro non è che la nostra Irap…. Questo li rendi molto autonomi dal punto di vista delle entrate visto che solo il 15% di tale imposta deve essere girata ai Lander ed alla Federazione!!! A metà del decennio precedente a quello che stiamo vivendo, era stata calcolata intorno al 65% la percentuale dell’autonomia tributaria dei comuni tedeschi in termini quantitativi! Ecco ancora come il titolo di questo pezzo suoni molto bene, soprattutto per noi del C.I.F. che crediamo nelle possibilità delle nostre comunità. A questo si deve aggiungere che i comuni tedeschi partecipano con un buonissimo 15% alla suddivisione dell’imposta sulle persone fisiche, la nostra Irpef,  che arriva in Italia alle risorse comunali in percentuali irrisorie….(controllate le vostre buste paga!!!) Il resto delle entrate principali che ogni Stato moderno ha, ovvero la parte restante dell’imposta sulle persone fisiche, quella sulle società, sui capitali e  sugli interessi (al netto di un altro discreto 12% ancora destinato alle istituzioni comunali) viene equamente suddiviso in Germania fra la Federazione e gli Stati. Riscuote invece tutta l’Iva il livello centrale e vedremo subito come viene utilizzata in parte dal governo tedesco.

Ma vi domanderete, come avviene la suddivisione tra i diversi Lander di quanto percepito? E’ la precedentemente annunciata suddivisione orizzontale. Le imposte locali e la percentuale stabilita di quelle in comune rimane direttamente ai diversi Lander ma chi crede che questo vada a svantaggio degli Stati più deboli si sbaglia. Lo Stato centrale interviene e nella misura del 25% dell’Iva prevista per i Lander la ridistribuisce in maniera di aiutare quelli più in difficoltà.  Il 75% della stessa imposta è invece aggiudicata in base al numero di cittadini. Vi evito di spiegarvi il metodo per cui uno Stato è considerato in difficoltà o con più fondi a disposizione rispetto al proprio fabbisogno, in questo blog si cerca di spiegare con parole più semplici possibili cose in parte complicate e voglio evitare di scendere nel tecnicismo puro. Vi dico però che più uno Stato più è ricco, più contribuisce al benessere del resto della Federazione. Quindi una  vera perequazione dove i più deboli non sono abbandonati, anche se recentemente si è visto  una certa inversione di rotta  tesa a difendere un importante principio che è quello di mantenere sempre una certa competizione territoriale. Recenti sentenze del Tribunale federale e leggi hanno infatti preteso trasparenza sui trasferimenti di risorse fra i Lander, che ci deve essere sostegno ma non assoluta parità tra di essi, e che il 12 % di entrate del fisco che supera la media degli altri Stati deve rimanere nel Lander di appartenenza. Un sistema di perequazione esiste anche fra i Comuni ma attenzione, è totalmente gestito dai singoli Stati con meccanismi propri ma che in generale intervengono con degli aiuti alle comunità in base al fabbisogno ed altri in base a specifici obiettivi.

Spero di non avervi annoiato, magari meno brillanti di altri ma giudico gli ultimi due articoli di questo blog i migliori da un punto di vista divulgativo. Come vedete si può ambire a fare meglio nel nostro Paese, con un federalismo giusto che tenga ben presenti il valore delle comunità locali…

Uno sguardo all’attualità? Va bene, a differenza di quello che fanno molti e molti politici italiani io ammetto di aver sbagliato: nonostante i guai di Berlusconi il governo sta sopravvivendo al contario di quanto avevo pronosticato ma….. non mi sembra che si possa dire che la situazione sia stabile, no?

Chi vi scrive già ai tempi del Governo Prodi disse sì ad un’amnistia in cambio di interventi strutturali alle carceri italiane, altrimenti in breve tempo i benefici di una certa scelta svaniscono….Così facendo si darebbe anche un po’ di rilancio all’economia in forma di reddito alle imprese ed ai lavoratori magari “riciclando” vecchi edifici evitando di cementificare ancora il territorio.

Si è svolta pochi giorni fa l’assemblea dell’Anci: buoni propositi, si chiede più spazio per gli enti  locali, certo però che a fare certi discorsi sono spesso esponenti di partiti da sempre “centralisti” e questo fa riflettere….

Un saluto a tutte/i!

Joseph Gary

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