Mai Più Su Una Duna

Bandiera europeaAnalizzo in questo pezzo un tipico esempio di “malfunzionamento” di  uno Stato Nazione che, come detto su questo blog fin dall’inizio, risulta oggi essere troppo grande per rappresentare davvero il senso di comunità e troppo piccolo per governare l’economia senza storture di ogni genere.

La Fiat (Fabbrica Italiana Automobili Torino) nasce nel 1899 nel capoluogo piemontese.  Grazie alla fabbricazione di auto, settore nel quale è da considerarsi pioniera, diventa presto un’industria importante per non dire importantissima e faro nel panorama industriale italiano alle prese con un tardo sviluppo rispetto agli altri Paesi europei. Appare ben presto come azienda “scaltra” nell’approccio col mondo politico e raggiunge in pochi anni buoni traguardi commerciali che vede però i suoi apici durante il “boom” degli anni Sessanta quando riempie di utilitarie tutta la penisola e non solo. Nel corso dei decenni si accorpa senza tanti problemi e senza creare dubbi in fatto di monopolio le altre industrie italiane automobilistiche cadute in difficoltà. Visto però che per la maggior parte degli studiosi della materia l’economia è un ciclo ecco la crisi degli anni Settanta che coinvolge pesantemente anche la Fiat,  considerato anche lo shock della crisi petrolifera. L’azienda comincia a minacciare licenziamenti di massa e con questo di creare un bel po’ di problemi ai governi succedutesi all’epoca. Inizia così una sorta di telenovela senza fine sulla pelle dei lavoratori e delle tasche degli italiani che dura fino ad oggi. Lo Stato poteva a mio avviso prendere due tipi di decisioni dolorose o dispendiose all’epoca ma risolutrici del problema senza strascichi quarantennali. Secondo una visione più liberista dell’economia poteva “lascar fare” credendo nell’acquisizione della Fiat da parte di qualche investitore straniero che sicuramente non sarebbe mancato. Secondo invece una visione più interventista dello Stato, quest’ultimo avrebbe potuto adoperarsi acquisendo l’azienda, ripianando i debiti ,ristrutturandola, riconvertendo i lavoratori in esubero e poi, come è avvenuto nel corso degli anni per altre aziende pubbliche, rimetterla sul mercato privatizzandola, cercando di conservare una parte del capitale in Italia se proprio si voleva. Lascio ai lettori quale individuare quale delle due strade avrebbe potuto essere più opportuna, ben consapevole che la scelta può dipendere dai propri ideali. Purtroppo è sotto gli occhi di tutti anche oggi, che si è scelta una terza tutta a vantaggio della proprietà e dei manager che si sono succeduti alla guida della Fiat durante tutto questo lungo periodo: quella dell’appoggio, l’aiuto di Stato alla società piemontese. Ecco tutta una serie di leggi, leggine, decreti legge, casse integrazioni di ogni tipo e misura fatte pubblicamente per salvare i posti di lavoro ma che hanno più che altro salvato e portato utili ai proprietari dell’azienda automobilistica in questione. Questo ha contribuito ad impoverire le casse dello Stato e di conseguenza le tasche degli Italiani che con parte delle loro tasse ed imposte hanno mantenuto un’azienda che dovrebbe essere un bene privato….Altra conseguenza il progressivo impoverimento dei diritti dei lavoratori, conquistati nei decenni ed ora sballottati come dei mobili. La crisi che ha colpito l’economia mondiale ed in particolare quella italiana dal 2008 ha accentuato la difficoltà di una situazione divenuta allarmante, per la Fiat, che vede il ristagno del mercato dell’auto a livelli mai raggiunti, per lo Stato che si è accorto in quale imbuto era entrato arrivando esso stesso al rischio di un clamoroso fallimento dovuto non solo ma anche per le politiche pro- Fiat degli ultimi decenni. Sul perché di certe scelte da parte dei governanti italiani è difficile esprimersi con cognizione di  causa ma ,ripeto, diciamo che sembra proprio che chi ha guidato l’azienda automobilistica nel corso dei decenni ha saputo bene districarsi fra i meandri di un mondo politico italiano con non pochi difetti, debole e dimostratosi “peccatore” di fronte a certe “tentazioni” anche a quella di scaricare i problemi di oggi sulle generazioni successive per non perdere il consenso.

A differenza di molti politici italiani che denunciano problemi senza portare soluzioni, proviamo a trovare delle risposte alla “problematica” Fiat. Lo Stato faccia la sua parte contribuendo a risanare l’economia. La Fiat faccia la sua parte cercando di reagire come già in parte sta facendo e come avrebbe dovuto fare in passato: creare modelli nuovi di vero stile italiano, all’avanguardia e innovativi nei motori e nella tecnologia e non prodotti di dubbio gusto, inaffidabili e di scarsa durata come in precedenza. No, nel titolo di questo pezzo non citavo le dune del deserto….Credo che questo invoglierà le persone maggiormente a comprare una Fiat così come un’economia che  porti un po’ più soldi da spendere nelle loro tasche. Credo inoltre che debba cambiare la mentalità delle società italiane e quindi anche e soprattutto quella della Fiat: smettere di essere solo a base familiare ed aprirsi più al mercato.

Concludo come sempre con uno sguardo all’attualità: dopo la “tessera del tifoso”, il controllo delle manifestazioni ecco la proposta, in questo caso del PD, di rendere obbligatoria la costituzione in associazione per i partiti/movimenti per competere alle elezioni…..Dopo un attacco alla libertà alle individuali ecco quello alla libertà d’associazione ed alla partecipazione politica….Di male in peggio….

Mi risulta difficile interpretare la crisi o la “crisetta” del M5S mentre sul perché dell’astensionismo trovate già abbastanza risposte sugli articoli di questo blog. Certo lo stile sempre aggressivo forte qualche svantaggio alla fine lo porta…..Il Cif ha un altro stile perchè i nostri Comuni sono la nostra passione, la politica è la  ragione dei sentimenti….

Una nuova legge elettorale è fondamentale e non pensiate, come stanno cercando di farvi credere, che prenda troppo tempo farla di fronte ad altre priorità: è falso, è praticamente già fatta, la realtà è che non la si vuole…. E’ un po’ lo stesso discorso del Senato delle regioni: Ogni qualvolta si inizia a parlare di una riforma che potrebbe andare nella giusta direzione  come sarebbe questa, ecco alzare polveroni per bloccarla rilanciando altre proposte come il presidenzialismo che non cambiano la funzionalità e la rappresentatività delle nostre istituzioni.

Un saluto a tutte/i ed a presto!

Joseph Gary

P.S.: Se qualcuno che legge questo articolo è ancora in possesso di una Duna, è riuscito a portarla fino ai giorno nostri, mi mandi una foto perché altrimenti non ci credo…..Mi è stato chiesto di recente di firmare per intero, è giusto ed ecco fatto ma non rinuncio al mio nick al quale mi sono affezionato…..

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