Il Risorgimento: la rivoluzione “dimezzata”

Prima di tutto una premessa: avendo amici e conoscenti sparsi un po’ per tutta l’Europa e nel mondo, non riesco più a vedere il Risorgimento come lo vedevo con gli occhi del bambino che lo leggeva sul “sussidiario” alle scuole elementari e non solo perché sono invecchiato: gli Austriaci od i Francesi mi sembravano degli U.F.O. mentre adesso li vedo veramente come dei “vicini” in un mondo realmente più globalizzato con un processo di unione europea che sembra inesorabile spinto come è dall’economia moderna…..
E’ giusto subito dichiarare come anche noi cultori delle municipalità non possiamo disconoscere il valore di questo processo storico che, ripulito da un bel po’ di retorica nazionalista, mantiene intatto il suo peso che non vogliamo diminuire. Ma allora vi domanderete, perché rivoluzione “dimezzata”, parafrasando un celebre libro di Italo Calvino? Perché purtroppo dopo quel periodo storico l’Italia ha inanellato una serie di incredibili vicende storico-politiche istituzionali che indubbiamente hanno in un certo senso svilito appunto dimezzato ed offeso i valori dei padri fondatori della patria secondo un definizione cara agli Americani….. Da uno stato meno liberale di alcuni pre-unione, l’Italia è passata ad una sorta di monarchia non definibile certo come democratica per poi piombare nel fascismo, uno dei momenti più neri della storia occidentale in tutti i sensi. Faticosamente liberatasi di questo grazie anche all’impegno degli stranieri e dopo una carta costituzionale ancora da prendersi ad esempio, ecco una “prima” repubblica piena di scandali di ogni genere: corruzione, collusione, partitocrazia…Dopo la spallata di mani-pulite ancora peggio che andar di notte ed ai difetti appena annunciati se ne sono aggiunti altri dovuti ad una società che nel frattempo peggiorava: berlusconismo, sexy gate, lobby di ogni genere, politica come esclusivo raggiungimento dei propri interessi….
Eppure gli italiani avrebbero “stoffa da vendere” : una cultura, una società basata sulla famiglia e su gli affetti che hanno respinto la crisi; una cultura ed una storia che hanno un fascino unico invidiati da tutto il mondo ma una cultura, una storia che hanno fatto della diversità all’interno dell’Italia un motore incredibile ed unico. Ed eccoci ancora al titolo di questo articolo: una volta cacciato lo straniero invece di considerare preponderante la multiculturalità dell’Italia si è optato per la via “centrista” nella costruzione del Paese, come già evidenziato da altri articoli del nostro blog. Così si sarebbe davvero raggiunto il completamento del processo risorgimentale e non lasciato a metà: una volta spazzata via l’oppressione dello straniero si sarebbe in un colpo solo eliminata anche uno dei suoi difetti: la logica accentratrice. Così non fu nonostante lo sforzo dei federalisti come Cattaneo che fu inascoltato e così anche dopo la seconda guerra mondiale nonostante la strada tracciata della Costituzione repubblicana non fosse mai stata una pregiudiziale per una assetto più decentrato. Per soddisfare questa esigenza si è istaurato le regioni, all’inizio mera appendice del governo centrale poi via via dotate di una certa autonomia dove per certa si intende sempre abbastanza limitata almeno a nostro avviso. Questo nonostante anche la presenza di forze pseudo federaliste presenti a lungo al governo negli ultimi venti anni o poco meno. Chi sa come mai una linea così chiara ed irrinunciabile che porta al decentramento sia sempre così trasversalmente osteggiata: viene da chiedere se sia contro gli interessi di qualcuno o qualche lobby…. Riteniamo che questa strada intrapresa da subito avrebbe invece evitato o limitato tante storture nella storia italiana sopra elencate e magari poteva essere l’inizio di una rivalutazione del ruolo dei Comuni ancora purtroppo lontano. Se il tentativo, abortito a furor di popolo o quasi, di eliminare le provincie sembra già un ricordo speriamo anche quello di accorpare le regioni sia finito con l’attuale governo. Nel caso in futuro si dovesse andare avanti con questa logica votata al risparmio a tutti i costi proporremmo di almeno di rispettare la storia (che per molti dei nostri politici è solo Risorgimento, fascismo ed anti fascismo, comunismo ed anti comunismo) ed evitare accorpamenti assurdi. Sul discorso delle provincie ci eravamo già espressi nel pezzo “Mamma ho perso la provincia” che vi invitiamo a leggere. Per ora le hanno salvate, ma le potevano mantenere delegando le funzioni ai comuni capoluogo riducendo i costi e la “duplicazione” della politica, accontentando così anche i difensori delle provincie. Molti di questi ci sono sembrati positivamente mossi dal senso della propria identità storica comunale: se state leggendo il nostro blog….unitevi a noi!
A proposito degli articoli precedenti su questo blog lasciateci evidenziare come quello precedente a questo e pubblicato il 1° Novembre abbia centrato un paio di previsioni: 1) Il PD ha fatto delle primarie con regole che non potevano mai portare al successo Matteo Renzi. Sono stati ridicoli sia il giuramento preelettorale di stampo feudale che si doveva fare al primo turno sia la giustificazione del tipo scolastico richiesta se si voleva partecipare al ballottaggio essendo stati assenti alla prima sessione elettorale. Il PDL è alle solite con il solito ritorno in campo del suo proprietario che tra l’altro ogni giorno cambia idee su fatti e persone…

Un caro saluto a tutte ed a tutti ed Auguri di un sereno 2013!

J.G.

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